PMI, PARMA E GLOBALIZZAZIONE

PMI, PARMA E GLOBALIZZAZIONE: IL PROBLEMA NON È IL MERCATO, È LA STRUTTURA

Parma è uno dei territori più forti d’Italia: agroalimentare, meccanica, packaging sono eccellenze riconosciute in tutto il mondo.

Eppure, nella globalizzazione, le nostre PMI non giocano da protagoniste.

Non è un problema di qualità.

Non è un problema di competenze.

È un problema di struttura.

Oggi la competizione non è più tra singole imprese, ma tra sistemi organizzati: filiere integrate, capitali forti, ricerca, velocità decisionale.

Le PMI di Parma, invece, operano ancora in modo frammentato:

  • Imprese isolate;
  • Accesso limitato al capitale;
  • Innovazione non strutturata;
  • Difficoltà nell’internazionalizzazione avanzata.

Le Federazioni rappresentano, ma non trasformano.

Le Banche finanziano, ma non costituiscono sviluppo.

L’Università produce conoscenza, ma fatica a trasferirla alle imprese.

Il risultato è semplice: anche le eccellenze restano “piccole”.

SERVE UN CAMBIO DI PARADIGMA

Non servono nuovi convegni, serve un’architettura industriale territoriale.

1) Università come motore industriale

L’Università degli Studi di Parma deve diventare:

  • Centro di innovazione applicata;
  • Incubatrice di imprese;
  • Ponte diretto con le PMI.

2) Un ufficio unico di sviluppo territoriale

  • innovazione
  • finanza
  • export
  • accesso semplice per le PMI

Una sorta di cabina di regia territoriale reale, non teorica.

3. Coinvolgimento delle banche

Qui sta il salto:

  • non solo credito
  • ma costruzione di capitali

Trasformare PMI in:

  • reti d’impresa solide
  • consorzi evoluti
  • fino a SPA strutturate

4. Superare le federazioni tradizionali

Non distruggerle, ma dire chiaramente:

così come sono:

  • rallentano
  • non accompagnano la trasformazione

serve:

  • governance nuova
  • più tecnica, meno rappresentativa

Ciò che realmente interessa al cliente sono:

  • Qualità
  • Prezzo
  • Affidabilità del fornitore

A lui non interessa lo schieramento politico.

Dividersi politicamente non porta nulla tantomeno a un incremento del lavoro.

Essere divisi si è più deboli e di conseguenza meno forti sul mercato con guadagni più bassi.

Gli artigiani che sono divisi non fanno rete, non si aiutano e non fanno massa critica.

Il risultato è quello di proporre prezzi più bassi imposti dal mercato per contrastare la concorrenza e avere meno potere contrattuale.

Se invece si uniscono le forze e si collabora si possono ottenere grandi risultati come:

  • Ottenere bandi
  • Sbloccare pratiche
  • Fare pressione su Comuni e Enti.

Il Sistema sfrutta le divisioni e tutto rimane fermo.

Tutti hanno gli stessi problemi: costi alti, burocrazia e ritardi.

Un problema riguarda i giovani che al giorno d’oggi non sono più interessati alle attività artigiane in cui vedono poca stabilità.

Se qualcosa non cambia tra pochi anni molte attività andranno a scomparire il settore si svuoterà.

Mentre altre realtà funzionano in quanto organizzate come multinazionali, grandi gruppi e settore estero, noi artigiano rimaniamo divisi: NON SERVE A NULLA ESSERE DIVISI IN POLITICA, OCCORRE ESSERE UNITI NEL LAVORO.

Se davvero vogliamo che qualcosa cambi dobbiamo collaborare, discutere sui problemi reali facendo meno teoria e più esempi concreti e nessun interferenza politica.

DIVISI PERDIAMO TUTTI, UNITI POSSIAMO CONTARE.

Sistemacons.it